La ZES Mezzogiorno 2026 torna al centro dell’attenzione per le imprese che vogliono programmare nuovi investimenti produttivi nel Sud Italia. La misura, prorogata dalla legge di Bilancio 2026, riconosce un credito d’imposta per gli investimenti realizzati nel corso dell’anno su beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nei territori agevolati. Per il 2026, il beneficio riguarda gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2026.
Si tratta di un’agevolazione molto rilevante per chi ha in programma piani di sviluppo, ampliamento o ammodernamento aziendale, perché consente di alleggerire il costo dell’investimento e di migliorare la sostenibilità finanziaria del progetto. Tuttavia, come spesso accade con gli incentivi fiscali, non basta sapere che il bonus esiste: è fondamentale capire quali spese rientrano, quali limiti sono previsti e soprattutto quali sono le scadenze operative da rispettare.
Cos’è la ZES Mezzogiorno 2026
Quando si parla di ZES Mezzogiorno 2026, si fa riferimento al credito d’imposta per investimenti nella ZES Unica, confermato anche per gli anni 2026, 2027 e 2028. Per il 2026, l’Agenzia delle Entrate ha dedicato una specifica pagina informativa e ha approvato le modalità attuative con il provvedimento del 30 gennaio 2026, mentre la disciplina di riferimento è richiamata anche nella sezione normativa e prassi collegata alla misura.
Dal punto di vista pratico, il beneficio è pensato per favorire gli investimenti produttivi nelle aree interessate, sostenendo le imprese che acquistano beni nuovi strumentali all’attività. È quindi una misura che interessa in modo particolare aziende manifatturiere, logistiche, industriali e produttive che stanno valutando di rafforzare la propria presenza nel Mezzogiorno con investimenti strutturati e coerenti con il proprio business.
Quali investimenti sono ammessi
Il cuore della misura riguarda gli investimenti in beni strumentali nuovi funzionali allo svolgimento dell’attività d’impresa. Per il 2026, il credito è commisurato all’ammontare degli investimenti realizzati nell’anno, con un limite massimo di 100 milioni di euro per ciascun progetto di investimento. Allo stesso tempo, non sono agevolabili i progetti con un costo complessivo inferiore a 200.000 euro.
Nel perimetro possono rientrare gli investimenti mobili, cioè quelli legati al core operativo dell’impresa, ma anche una componente immobiliare accessoria. Su questo punto, però, la normativa pone un limite preciso: il valore dei terreni e dei fabbricati ammessi all’agevolazione non può superare il 50% del valore complessivo dell’investimento agevolato. Questo significa che la misura premia soprattutto la parte produttiva dell’intervento e considera la componente immobiliare come accessoria rispetto al progetto industriale o aziendale.
Per le imprese è quindi importante non fermarsi a una valutazione generica del bonus, ma costruire il progetto distinguendo bene tra spese centrali e spese accessorie. In altre parole, la ZES Mezzogiorno 2026 può essere molto conveniente, ma solo se l’investimento è impostato correttamente fin dall’inizio.
I settori esclusi dalla misura
Non tutte le attività possono accedere al credito. L’Agenzia delle Entrate chiarisce infatti che l’agevolazione non si applica ad alcuni settori specifici, tra cui l’industria siderurgica, quella carbonifera e della lignite; inoltre risultano esclusi anche i trasporti, salvo alcune eccezioni indicate dalla disciplina. Per molte imprese questo passaggio è decisivo, perché un investimento formalmente corretto può comunque risultare non ammissibile se il soggetto beneficiario opera in un settore escluso.
Per questo motivo, prima di procedere con la pratica, conviene verificare con attenzione il settore di appartenenza, il codice attività e la concreta riconducibilità del progetto ai presupposti richiesti. È uno dei passaggi che più spesso fa la differenza tra una domanda impostata bene e una pratica che rischia di generare problemi in fase di controllo.
Scadenze della ZES Mezzogiorno 2026
Uno degli aspetti più importanti della ZES Mezzogiorno 2026 riguarda le finestre temporali. Per prenotare il credito, la comunicazione va trasmessa all’Agenzia delle Entrate dal 31 marzo 2026 al 30 maggio 2026. L’invio avviene esclusivamente per via telematica, direttamente o tramite intermediario abilitato, utilizzando il modello approvato dall’Agenzia.
Dopo la fase di comunicazione, si passa alla determinazione del credito spettante secondo l’iter previsto dall’amministrazione finanziaria. L’utilizzo del credito non è immediato: può avvenire solo successivamente all’autorizzazione e comunque entro il 31 dicembre 2026, esclusivamente tramite compensazione con modello F24. L’Agenzia precisa inoltre che si considera tempestiva anche la comunicazione inviata tra il 26 e il 30 maggio 2026 e poi scartata dal sistema, purché venga ritrasmessa entro i successivi cinque giorni.
Questo calendario rende evidente un punto: chi vuole sfruttare davvero la ZES Mezzogiorno 2026 non dovrebbe muoversi all’ultimo momento. La pianificazione deve partire per tempo, sia per l’invio della comunicazione sia per l’esecuzione concreta dell’investimento, che deve essere realizzato entro il 31 dicembre 2026 per rientrare nel perimetro dell’agevolazione.
Perché conviene attivarsi subito
La ZES Mezzogiorno 2026 è una leva interessante per le imprese che hanno già in programma investimenti produttivi, ma è anche una misura che richiede precisione. Occorre verificare l’ammissibilità del progetto, il rispetto della soglia minima, la corretta composizione tra beni mobili e immobili e la compatibilità del settore economico con la disciplina del credito.
In una fase come quella attuale, la differenza non la fa solo l’esistenza del bonus, ma la capacità di organizzare correttamente l’operazione: dalla raccolta dei documenti alla tracciabilità dei costi, fino al rispetto delle scadenze e delle modalità di utilizzo del credito. Per molte aziende, questo è il momento giusto per trasformare un investimento previsto in un intervento fiscalmente più efficiente.